Maglie Match Worn e Match Issued

L’interesse del mondo collezionistico per le maglie da calcio match worn e match issued sta crescendo in modo esponenziale, soprattutto se autografate. L’attenzione rivolta ad una maglia match worn è infatti paragonabile a quella dedicata alle reliquie da contatto (frammenti di abiti, oggetti personali, papaline etc.) di papi e santi.

Considerando il valore economico che spesso questi cimeli possono raggiungere, è inevitabile che il mercato degli autografi esponga il fianco ai nuovi furbetti che propongono maglie store o anche peggiori imitazioni dichiarandole maglie indossate o preparate. Grazie alla recentissima collaborazione stretta con la neonata Fondazione benefica Sportogether di Roma, che vede i periti dell’Associazione Autografia come esperti per la certificazione delle maglie match worn e match issued patrimonio della Fondazione stessa e del nascente Museo del Calcio, abbiamo avuto la fortuna ed il piacere di esaminare centinaia di maglie realmente preparate ed indossate donate dai giocatori stessi o dalle società in cui militano. Abbiamo deciso quindi sulla base dell’esperienza maturata, di rilasciare questo piccolo vademecum di supporto all’acquisto di questa tipologia di cimelio che possa aiutare il collezionista a fare definitivamente chiarezza sulle differenze che intercorrono tra maglia match worn o match issued.

I termini match worn o match issued sono termini mutuati dall’inglese ma ormai di uso corrente, che indicano le maglie indossate o preparate per i giocatori in occasione di una partita. A seconda dell’importanza del giocatore e soprattutto del match per cui sono state preparate, il loro valore può cambiare da qualche centinaia di euro a molte migliaia. Vediamo insieme le differenze:

Maglia Match Worn 

Maglia Match Worn di Vincent Candela autografata di proprietà della Fondazione Sportogether


La maglia match worn (letteralmente tradotto in indossata in partita) indica una maglia che è stata preparata per una partita ed effettivamente indossata dal giocatore. Queste maglie presentano spesso macchie, abrasioni e strusciate (di terra o di erba) e riportano tutte le patches della squadra e del match, se si tratta di un match particolare, nella quale è stata utilizzata. Prima di fornire tutte le informazioni per riconoscere una maglia match worn, è basilare sapere che questi cimeli sono difficilissimi da reperire, perché i calciatori sono i primi collezionisti di maglie match worn, i quali se le scambiano a fine partita, oppure le Società le ritirano al termine del match. Uno dei più grandi collezionisti di maglie indossate è senz’altro Lionel Messi, il quale ha una collezione di migliaia di maglie match worn.  

Maglia Match Issued


Maglia Match Issued di Lionel Messi preparata per la Finale della Coppa del Re del 2019 di proprietà della Fondazione Sportogether

La maglia match issued (letteralmente tradotto in preparata per la partita) indica una maglia che è stata preparata per un match ma che poi non è stata effettivamente utilizzata. Questo accade perché per ogni giocatore i magazzinieri preparano almeno tre maglie identiche, le quali difficilmente verranno poi tutte utilizzate. Queste maglie, pur essendo ovviamente in tutto e per tutto identiche alle match worn, hanno un valore inferiore ad esse in quanto viene a mancare il fattore contatto con il corpo del giocatore.

Poiché questi termini sono molto spesso usati, in maniera più o meno fraudolenta, per irretire il collezionista e spingerlo all’acquisto di un cimelio da considerarsi unico, vediamo assieme quali sono i criteri secondo i quali una maglia può essere effettivamente “match worn” o “match issued”. Quando ci accingiamo ad acquistare una maglia da gioco, sia che sia stata indossata o meno, il livello di attenzione deve essere alle stelle, in quanto la fregatura è sempre purtroppo alle porte. Ormai la quasi totalità del commercio avviene tramite internet, venendo quindi a mancare il fattore controllo visivo dell’oggetto, che per questa tipologia di cimelio è assolutamente fondamentale. Il primo consiglio è quindi di acquistare solo ed esclusivamente da siti o piattaforme che garantiscano la restituzione in caso di insoddisfazione. Questo perché il collezionista, anche se non troppo esperto, non appena potrà toccare con mano il cimelio si renderà subito conto se la maglia è effettivamente una maglia riservata ad un calciatore  oppure una maglia cosiddetta Replica o store. A differenza delle seconde, la qualità delle prime è assolutamente al top, il tessuto deve essere di tipo tecnico, i dettagli devono essere sempre curatissimi, senza scuciture o ripassi nelle giunzioni del tessuto o nell’applicazione delle patches; le patches stesse devono presentarsi di altissima qualità e senza imperfezioni, sia che esse siano ricamate o meno, ben centrate e ben cucite.  

Patch originali cucite o stampate presenti su maglie Match Issued e Worn



Ma ci sono comunque dei dettagli importanti su cui focalizzare l’attenzione prima di effettuare l’acquisto, che spesso ci possono salvare dall’acquistare un millantato cimelio per poi ricevere una brutta maglia store. Il primo dettaglio è senz’altro la compilazione dell’annuncio di vendita. Molti venditori utilizzano i termini match worn/match issued assieme per descrivere lo stesso cimelio; ebbene, questo non è possibile in quanto se è vero che una cosa non nega automaticamente l’altra, la match issued è senz’altro di valore enormemente inferiore alla worn. In questo caso l’obiettivo del venditore è quello di creare  confusione con una una ridondanza di termini che possa irretire il compratore. 

Spesso un controllo attento delle descrizioni ci può salvare da un acquisto disastroso. Citiamo ad esempio la descrizione standard dei cimeli sportivi messi in vendita su di una nota piattaforma di aste online, dove viene scritto che non è certo che la maglia sia stata effettivamente indossata e che possa essere stata lavata dopo il match… Questo è un chiaro esempio di descrizione troppo ridondante mirata a voler instillare il dubbio/speranza nel compratore che la maglia possa essere  stata veramente indossata; il tallone d’Achille del collezionista si sa, è la speranza di mettere le mani su di un oggetto veramente unico ed egli si nutre della speranza che il cimelio possa effettivamente esserlo. Ovviamente basta applicare un minimo di raziocinio per comprendere che alla fine di un match tipo la finale degli Europei i magazzinieri non si mettano a fare “la bella lavanderina” lavando le maglie indossate dai giocatori per poi regalarle, linde e pulite, all’amico di turno… per giunta decurtando inoltre il loro valore economico di oltre due terzi!!! 

Non accontentatevi mai di un paio di foto magari prese da lontano… Esigete una buona quantità di foto di dettagli, delle cuciture, del tipo di stampa della maglia, delle patches, ma soprattutto esigete una foto chiara per ogni etichetta presente all’interno della maglia. Sono infatti queste che possono confermare o smentire che la maglia che siamo in procinto di acquistare sia effettivamente una maglia preparata. Le informazioni sulle etichette presenti in una maglia preparata sono facilmente reperibili su internet, squadra per squadra. Giusto per citare una casistica, essendo le maglie preparate per il match oggetti esclusivi, fuori da ogni circuito di vendita, un’etichetta che indichi le informazioni su lavaggio e stiratura deve necessariamente destare molti sospetti. Anche i Club si stanno muovendo per contrastare il dilagante fenomeno delle maglie “tarocche” vendute come originali; ad esempio la A.S. Roma ha iniziato ad applicare all’interno delle maglie preparate dei talloncini identificativi con un numero seriale; inviando una mail alla squadra, si può verificare se la maglia è autentica o meno. L’Atalanta invece ha fatto ancora meglio: nel tag interno ha riportato il nome del giocatore, la data ed addirittura il numero di maglia (1, 2 o 3). 

Maglia Matchday Authenticated -Partita commemorativa per la morte di Gigi Proietti – di proprietà della Fondazione Sportogether

Sempre riguardo a tags ed etichette, un elemento fondamentale da considerare è la taglia. Spesso vediamo maglie di taglia M attribuite a giocatori di corporatura gigantesca vendute come match issued o worn… questo ovviamente è impossibile.  Al riguardo citiamo ancora una volta la stessa piattaforma di aste online la quale ha messo in vendita (e purtroppo venduto) nel tempo, giusto per citare un caso, maglie di Marco Pantani etichettate come Issued o Worn con taglie che andavano dalla S alla XL! Non serve certo essere periti per capire che il 90% di quelle maglie non poteva essere effettivamente del campione, in quanto la taglia di un personaggio sportivo nella propria carriera difficilmente può cambiare, ma sicuramente mai potrà abbracciare un cambiamento di 4 taglie.

Una volta verificato che il cimelio sia effettivamente “match issued”, non ci resta che approfondire il controllo per comprendere se effettivamente la maglia possa essere “match worn”. Ricordate che per ogni maglia definita “worn” il venditore deve assolutamente fornire informazioni esatte sull’evento in cui la maglia è stata indossata e sull’episodio che lo ha portato ad entrarne in possesso. Più informazioni si hanno e più facile sarà verificare l’effettiva presenza del giocatore in quel preciso match ed il coinvolgimento di terze parti che potrebbero confermare o smentire la dichiarazione del venditore. Sicuramente il compito del certificatore è semplificato se sull’indumento sono presenti macchie, strappi, impronte di scivolate od altri segni che lo rendano inequivocabile. Grazie all’infinito materiale presente in rete, è infatti relativamente semplice ricostruire il momento in cui l’indumento si è macchiato o danneggiato; è necessario però visionare i filmati ed i reportage fotografici della partita a cui è attribuito l’indumento. Non sempre però i giocatori si macchiano, spesso anche perché possono entrare in partita per pochi minuti. Avendo ormai compreso che nessuno, a meno che non si tratti di un folle, si mette a lavare una maglia post-partita, per identificare una maglia perfettamente pulita come “match worn” è assolutamente indispensabile dotarsi di una dichiarazione ufficiale che la identifichi come tale rilasciata o dal giocatore stesso o da una persona dell’ambiente moralmente irreprensibile ed al di sopra di ogni ragionevole dubbio che con la dichiarazione stessa si faccia carico della responsabilità di quanto dichiarato. Dato il fatto che il materiale visionabile in rete risale a tempi relativamente recenti, non è possibile applicare questo metodo probatorio a cimeli precedenti all’anno 2000. Per i cimeli d’epoca vale solo ed esclusivamente il metodo della dichiarazione appena esposto. In mancanza di tale dichiarazione, i cimeli non vanno assolutamente trattati come “match worn” ma al massimo come “match issued”. Ricordiamo infine che per ogni partita ci possono essere al massimo due (ed in casi rarissimi tre) maglie match worn.

Come abbiamo visto, è veramente molto difficile che un cimelio preparato od indossato sia veramente tale, ma non è però impossibile. Ci auguriamo pertanto che questa breve guida possa aiutare il collezionista nell’acquisto di un cimelio ma ci auguriamo soprattutto che egli non incappi, per il semplice desiderio di possesso dato dall’amore per il collezionare, tra le grinfie del solito “furbetto” di turno che approfitta della sua buona fede.