I manoscritti scomparsi di Napoleone Bonaparte, l’archivio segreto restituito alla Francia.

Un incredibile carteggio manoscritto, composto da 6 carte facenti parte l’archivio segreto di Napoleone Bonaparte, è stato restituito dall’Italia alla Francia.

I preziosi manoscritti erano stati acquistati nel Gennaio 2019 da Galileum Autografi, una delle principali aziende d’Europa specializzata nella compravendita di autografi, presso un privato per una cifra che si aggirava intorno ai 2000 euro.

Particolare di una delle carte dell’Archivio Segreto

-Solo dopo settimane di studio abbiamo compreso di essere davanti a qualcosa di davvero raro e prezioso- dice Lorenzo Fortunati, co-titolare di Galileum Autografi.
Il carteggio altro non era che un rapporto epistolare dell’archivista del Gabinetto dell’Imperatore, Louis Francois Bary, che venendo meno alla lealtà verso Napoleone, intratteneva relazioni con importanti rappresentanti della prima Restaurazione, quali il conte d’Artois (rappresentante a Parigi di Luigi XVIII), il Re Luigi XVIII stesso, il conte di Blacas (Ministro della Casa del Re). Lo scambio di missive inizia immediatamente dopo la prima abdicazione di Napoleone nell’aprile del 1814, quando era ancora a Fontainebleau, e termina il 21 marzo 1815, il giorno successivo al rientro di Napoleone a Parigi dall’Elba, uno dei periodi più caldi dell’Imperatore chiamato dagli storici “Cento Giorni”.
Quest’ultimo documento, a firma di Antoine Louis Jouanne, “premier commis” del Gabinetto dell’Imperatore, è una relazione indirizzata a Napoleone, con gli esiti delle dichiarazioni rese dal Bary riguardo all’archivio che, dopo il marzo del 1814, aveva solo parzialmente bruciato e distrutto, nonostante gli imperativi ordini di Napoleone.

Nota autografa dell’Imperatore Napoleone Bonaparte

Sulla lettera del settembre 1814, inviata da Bary al Conte di Blacas, in alto a sinistra è presente questa annotazione, vergata a mano da Napoleone: “Bary capo degli archivi, traditore”. La mancata distruzione di questo archivio infatti poteva comportare gravi conseguenze nel caso in cui Napoleone non fosse riuscito a prendere il controllo della Francia, compromettendo per sempre la sua posizione.

-Una volta compresa la grande rilevanza storica e culturale di questo carteggio abbiamo subito avvisato la Biblioteca Nazionale di Francia per informarli del ritrovamento- continua Fortunati.

La risposta dello Stato francese non è tardata ad arrivare ed ha subito attivato le procedure per far rientrare i preziosi manoscritti oltralpe; infatti ai sensi della legge francese (analoga a quella italiana), sono stati dichiarati atti di proprietà pubblica e dunque inalienabili, non esportabili e non commerciabili.

La consegna spontanea del corpus da parte di Galileum Autografi ai carabinieri, guidati dal comandante Lanfranco Disibio, ha consentito a questi ultimi di intraprendere con l’ambasciata francese le azioni opportune per facilitarne la restituzione senza la necessità di un’azione diplomatica.

“Mentre il valore venale dei beni restituiti può essere stimato in alcune decine di migliaia di euro, quei manoscritti, fornendo importanti informazioni sulla composizione degli archivi segreti di Napoleone e sulle vicende che li riguardarono nel corso della prima Restaurazione, hanno un valore storico incommensurabile” dichiarano gli ‘investigatori dell’arte’ dell’Arma.


Grazie a questa preziosa opportunità, quasi utilizzata come “pedina di scambio”, la Francia ha provveduto a restituire all’Italia una scultura in marmo di Arturo Dazzi, “Sogno di bimba”, raffigurante una fanciulla dormiente (Antonella, la figlia dell’artista toscano) unitamente a un frammento di testa in marmo di un Dioscuro da un sarcofago d’età severiana (III secolo d.C.) e un frammento di scultura in marmo riproducente la gamba femminile di una Venere al bagno del XVII secolo.
Queste opere scultoree e archeologiche erano state sequestrate dalla brigata doganale di Port-Vendres a due trafficanti d’arte francesi.

La cerimonia di restituzione di beni culturali tra le due nazioni è avvenuta questo Gennaio presso l’ambasciata francese in Italia, in presenza dell’ambasciatore Christian Masset e del generale Roberto Riccardi, comandante dei carabinieri tutela patrimonio culturale.